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Ricetta per gli spaghetti Abo Haseera (ricetta italo-gazawi). O dell’essenziale.

Cercare il biglietto da visita di Abo Haseera (ma dove accidenti l’avrò messo! Era qui!).

Chiamare Lorenza che sicuramente ha il numero.

Ordinare un chilo e mezzo di ghambari and kalamari with red sauce ad Abo Haseera – Moneer, per l’esattezza, il quarto della fila, quello con l’insegna a forma di barca, fuori in alto sulla via: è il migliore.

Cercare tra i vali appartamenti dell’Abo Ghalion dove ho lasciato la padella grande, quella fonda.

Prendere i due barattoli di pomodori pelati acquistati ad Ashkelon, nel centro commerciale a pochi chilometri da Erez, olio e cipolla.

Farli soffriggere un po’ aggiungendo sale QB. Rispondere al telefono e scendere da basso per ritirare ghamabri e kalamari with red sauce, la zebdia e le grilled denise.

Aggiungere i ghambari e kalamari in red sauce nella padella dove il pomodoro sta cuocendo.

Nel frattempo abbiamo messo a bollire l’acqua. Aggiungere sale QB e buttare la pasta: 1,3 KG di spaghetti Barilla n.7 acquistati da Al Noor 2 – il rabbino purtroppo ha solo marche assurde dal nome che vorrebbe sembrare italiano.

Far bollire per un po’ meno degli 11 minuti prescritti (al dente e meglio).

Scolare la pasta e aggiungerla alla salsa.

Saltare per pochi minuti.

Ed ecco la pasta alla marinara Abo Haseera è pronta (si può aggiungere il peperoncino, ma la salsa è già speziata).

Arriveranno 10 persone e qualcuno avrà del vino bianco, forse birra.

La colonna sonora è dei CSI.

La mia attenzione è rapita dalla versione straziata, dilaniante e sempre dolce di E ti vengo a cercare.

Il segreto per l’ottima riuscita è ritirarsi quando dalla chitarra escono gli accordi di Ufo Robot, per andare a sognare. Sognare l’essenziale. E un bacio ancora.

Sognare l’essenziale.

È venerdì mattina. Sveglio alle 9. Per la verità il telefono mi ha svegliato e una voce mi ha invitato al mercato di Rafah, ma il mio bofonchio l’ha fatta desistere. Chiamerà dopo.

Il cappuccino ha una schiuma di consistenza perfetta. E poi c’è ancora un po’ di caffè caldo. E se voglio ne posso fare ancora (più di un chilo). Dopo il caldo dei giorni passati la temperatura si è abbassata un po’ e indosso una tuta nera e arancio; arancio come l’interno della tazza.

C’è un sole un po’ timido e il mercato del pesce ormai si sta svuotando.

Dal pacchetto mancano due sigarette.



Internet funziona e c’è corrente.

Più tardi un bagno molle e rilassato (se non va via la corrente) e la barba.

Dovrei andare a pranzo da una compagna di corso di arabo, ma non ho voglia (la verità è che non la sopporto).

Più tardi dovrò lavorare. C’è ancora un sorso di caffè.

Manca poco per la perfezione.

Manca appena l’essenziale e tutto il resto lo trovi anche Gaza.

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