NOTA DELL’AUTORE

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NOTA DELL’AUTORE

Fare i conti con il proprio tempo è una falsa questione.

Prima di tutto: qual è il mio tempo, mi domando, quello in cui vivo o quello che vivo?

Immaginavo e ho immaginato cose perlopiù orribili, poi mai accadute. Sono stato spettatore e attore di atrocità e delizie che non avevo immaginato e non avevo osato – le chiamo sorprese.

La storia presuppone un lettore – uno o molti, non fa differenza -, e dei fruitori, una direzione, e una logica che ne presieda lo sviluppo – trascendente o immanente, poco importa.

Io mi sento letto e dominato, abbandonato, talvolta, più che eterodiretto, eppure mi sento tanto fortunato perché scelgo e posso scegliere molto più di altri, oppure posso dire sì, sì, no, no, forse e spero, senza sapere che cosa seguirà o al massimo immaginandolo con scarsa mira – rimaniamo terra terra, non lanciamoci in speculazioni che non mi appartengono più.

Spesso mi sono immaginato poter comprare la figlia di un uomo indiano con uno specchietto e palline colorate, o l’anima di un bambino con un telefono cellulare che fa foto ed emette musica alla bisogna. E ho sentito molte storie simili da persone con cui ho lavorato e che erano il mio tramite obbligato per ricevere queste storie. Per esempio l’uomo con i segni della corda al collo, suicida fallito per non avere da dare le figlie “cum dote” in spose e di cui ti raccontai: sono sicuro che la mia pelle bianca e pochi spiccioli avrebbero potuto comprare una figlia. Dando – o rubando – speranza a buon mercato.

È forse questa la storia di cui parlavo? È forse questa la differenza tra il tempo e il mio tempo? Un tratto del divenire non troppo complesso da interpretare, non troppo esteso, un cantastorie e tu che mi leggi e forse ti meravigli dall’altra parte della Terra di leggere queste mie parole.

Va bene, allora giochiamo a fare i conti con se stessi e con il proprio tempo. Io sarò il mio stesso difensore. Chiedo una condanna al massimo della pena e libertà provvisoria. E prometto, ammetto e confesso che sarò recidivo.

Non so se sperare che tu possa, voglia o debba fare altrettanto. Del fatto poi che la Storia possa andare avanti o da qualche altra parte non ci occupiamo – ti prego: non sarebbe troppo e inutilmente lungo?

Costruire personaggi, cioè bugie credibili più di questo oggetto che indubitabilmente tieni in mano, è il vero talento; dichiararli falsi è la prova del nove.

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