Un Amore

Mi sono chiesto per anni cosa significasse la voce del verbo sondestare, regolare, prima coniugazione: io sondesto, tu sondesti, egli sondesta, noi sondestiamo… l’avrò anche cercato nel vocabolario.

Ed era sicuro fosse un verbo speciale perché si usava solo ed esclusivamente nella frase “Sogno o sondesto?”. Probabilmente aveva a che fare con il sonno e la veglia, e il significato si poteva ricavare per opposizione all’azione di sognare o qualcosa di relativo al sogno e al sonno… Mi sfuggiva, pero’, il senso magico che doveva per forza avere, il senso ultimo: avevo sempre sentito le persone pronunciare quella frase quando non potevano credere ai propri occhi – per esempio mia mamma quando, una volta, entro’ in camera e mi trovo’ a sistemare libri, vestiti, il letto e vari altri ammennicoli, una domenica mattina; quando accadeva qualcosa di speciale, fuori dagli schemi usati. E diceva sempre la stessa frase. Ecco! Era una formula magica, probabilmente, medievale o celtica, magari c’era sotto un mistero orientale, oppure faceva parte delle dottrine esoteriche vs essoteriche? Ecco era proprio questa la chiave: sogno, parola che tutti possono capire e comune: dottrine essoteriche; sondesto: dottrine esoteriche…probabilmente la parola ha un’origine sanscrita.

“E e se aggiungessi uno spazio in mezzo? Tra SON[spazio]DESTO? Suonerebbe meglio…no, no so no fuori strada”, pensai. E poi mi chiesi ancora perché le tutte le corti si riuniscono ad Assisi? Città carina ma piuttosto minuta in dimensioni. Forse per guardare in bocca a un cavallo di nome Donato? E che cazzo di nome sarebbe poi per un cavallo? Non l’ho mai sentito.

E poi leggevo sulle traghetta dello dallo scompartimento del treno: “Keine Gegenstände aus dem Fenster werfen”. C’era anche in italiano, francese e inglese. Ma io mi concentravo sulla scritta con segni strani e tutte quelle maiuscole ma senza punti in mezzo. Tu no?

Non e’ obbligatorio sapere il tedesco (1), ma nessuno ha mai preso un treno, e nessuno da bambino fissava come me quella targhetta cercando di ricordarla e cercando di capire come funzionasse quella cazzo di lingua strana? Nessuno ha mai fissato dal finestrino le linee dell’autostrada che correvano parallele e poi convergevano verso la macchina e infine sparivano per poi riapparire e poi singhiozzare e poi tornare dritte e ancora sparire, inghiottite dall’asfalto nero nero e diverso da quello precedente? E nessuno camminava come me sui marciapiedi cercando di non pestare le linee della pavimentazione, fossero perpendicolari o parallele al mio passo, risultando zoppo o un po’ scemo pero’ carino, con gli occhi della mamma “pero’ quella fossetta sulla fronte e’ del papa’!”?

Non e’ obbligatorio sapere il tedesco (2). Infatti pare ci fosse un errore nella frase che avevo scritto, e quello che avevo scritto l’avevo copiato dal blog di un tizio che da bambino fissava come me quella targhetta cercando di ricordarla e cercando di capire come funzionasse quella cazzo di lingua strana, con tutte quelle maiuscole ma senza punti e quello che ho scritto io mi e’ stato corretto da una mia amica tedesca dallo Yemen un venerdì pomeriggio mentre prendevamo un caffè insieme – io qui in India e lei in Yemen. Caffè italiano ovviamente: lei insisteva per il suo caffè filtrato somalo di qualità sopraffina e molto raro, ma quando ha scoperto che avevo da offrire caffè Illy con caffettiera italiana ha ceduto di buon grado, garantendomi il perdono ortografico e soprassedendo sull’annosa questione della lingua e delle terre irredente.

“Ma com’è possibile prendere il caffè insieme a 3,896 chilometri di distanza?”, mi sono chiesto.
“Be’, lo prepari, lo metti nella tazza…no, no, lo zucchero no, lo prendo amaro, grazie… aspetti che si freddi un po senno’… Accidenti, come al solito non ho saputo aspettare”, mi sono risposto.
“Ma io intendevo l’altra, che e’ distante, in Yemen, capisci?”, mi sono chiesto ancora, perché e’ la seconda domanda che conta – insegna Vespa – quella che indaga, che svela l’arcano, che sviscera, che dà fastidio al potere.
“Be’, anche lei lo metterà nella tazza, due zollette prego, e aspetterà perché e’ tedesca, dunque seria e precisa, sa aspettare, e poi lei non fuma e non ha fretta di accendere”, mi sono risposto ancora.

E comunque “Il mondo è tutto ciò che accade”, mi suggerisce ancora il buon Ludovico W.

Ma volevo dire altro. Il pensiero di te m’ha fatto venire in mente Dino Buzzati e il suo Un amore.
Certo, nulla c’entri tu con l’amore di Antonio Dorigo per Laide, ballerina improbabile, puttana sfacciata e donna misteriosa e immensamente potente verso un uomo colto e ricco, che sempre era sfuggito all’amore, concedendosi solo sesso a pagamento, veloce e soddisfacente e senza impegni, e che alla fine paga il suo disperato bisogno d’amore al prezzo di illusioni, menzogne che racconta a se stesso senza neanche crederci un po’, e ancora più profonda solitudine.

Ovviamente e’ solo una consonanza – a nessun suono, aggiungo – , e’ un inferenza per opposizione (chiedo venia ai logici), e’ un po’ misteriosa e esoterica anche questa. Come sogno e sondesto,suo misterioso compagno nella frase magica, voce del verbo sondestare, regolare eppure misterioso, prima coniugazione.

Sono io il signor Dorigo, se si eccettua la cultura e la ricchezza, che continua a farsi del male quando non riesce a fuggire. Per fortuna nell’eremo di Pondicherry non corro rischi e posso dedicarmi ai miei libri. Anche loro tradiscono talvolta, ma e’ più facile metterli sullo scaffale e ignorarli; per quanto non cosi’ facile come sembra, perché talvolta ti tornano su, nella memoria, e non li hai a portata e vorresti, soprattutto se non esistono ancora, anche se ci credi. Come le promesse.

Per esempio mi viene in mente un un libro di Dino Buzzati, si intitola Un Amore. Mi e’ venuto in mente leggendo la tua mail. Il protagonista si chiama Antonio Dorigo, e’ un uomo ricco e colto, lei si chiama Laide, e’ una falsa ballerina, giovane e sfacciata. E fa la puttana per vivere. La prima volta gli costa 20,000 lire e tutta la sua vita, intera.

[PS e’ che sto passando in rassegna tutta la mia biblioteca a memoria attraverso Anobii e tornano su molte cose tra cui scioperalen, saggezza, tedesco per non udenti, lazziale antico, disordini concatenati, buchi neri e la discontinuità e il singhiozzo.]

Ma non era questo che volevo dire.
E se dicessi: Wer träumend sagt “Ich Träume”, auch wenn er dabei hörbar redete, hat sowenig recht, wie wenn er im Traum sagt “Es regnet”, während es tatsächlich regnet. Auch wenn sein Traum wirklich mit dem Geräusch des Regens zusammenhängt?*

Già ma qui non piove e io proprio in questo momento sondesto.

D

*Chi, sognando, dica: “Io sto sognando”, anche nell’ipotesi stessa che parlasse in modo tale da poter essere udito, tuttavia non avrebbe più ragione di quanta ne avrebbe se egli, in sogno, dicesse: “Piove” mentre effettivamente piove. Anche se il suo sogno fosse realmente connesso con il rumore della pioggia (Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916).
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